- Research Article
- 10.54103/2035-7680/30977
- Feb 28, 2026
- Altre Modernità
- Elena Ogliari
This article examines Beowulf through the lens of Cultural Studies, arguing that the figure of the hero offers a productive entry point for exploring how texts articulate relationships between language, culture, and power across different historical conjunctures. Beginning with the Old English poem, the analysis reconstructs the heroic ideal and the value systems encoded in the epic, focusing on its negotiation of wyrd and Christian providence, its emphasis on communal bonds and the politics of the hall, and its depiction of monstrosity at the margins of human society. The discussion then traces how this heroic pattern is reworked in later appropriations, from Victorian efforts to establish Beowulf as a national epic to Reagan-era science-fiction rewrites to early twenty-first-century film adaptations such as Sturla Gunnarsson’s Beowulf and Grendel (2005) and Robert Zemeckis’s Beowulf (2007), which variously humanise Grendel, question martial heroism, and stage the decline of the protagonist. On this theoretical basis, the article presents a teaching-learning unit for Italian upper secondary schools that combines socio-constructivist approaches with the conceptual tools of Cultural Studies. The unit invites students to read Beowulf and its adaptations as culturally situated representations of heroism, community, and otherness instead of as isolated ‘heritage’ texts. Conceived as an example rather than a prescriptive template, it offers a methodological model that teacher candidates in Concorsi and Percorsi abilitanti can adapt in designing their own units and illustrates how Beowulf supports the development of literary, cultural, and digital competences in contemporary classrooms.
- Research Article
- 10.54103/2035-7680/30972
- Feb 28, 2026
- Altre Modernità
- Paolo Caponi + 2 more
The purpose of this paper is to explore the role of aesthetic reading and affective engagement with works of art and, more broadly, with stories of others in generating intersubjective encounters and other-oriented care. It also aims to illustrate a higher-education pilot project whose objective is to exploit the affective and intersubjective potential in artistic expression and in sharing stories. Firstly, we will address the issues of affect and care, focusing on how the sharing of stories—through cultural texts and intersubjective dialogue—can elicit affective responses and foster processes of care. Then, we will provide an empirical example of a higher education intervention, which integrates a literature module grounded in Cultural and Postcolonial Studies with a workshop embedded in Narrative Medicine, with the aim of strengthening what we define as ‘intercultural narrative competence’.
- Research Article
- 10.54103/2035-7680/30990
- Feb 28, 2026
- Altre Modernità
- Ester Gendusa + 1 more
(a cura di) Ester Gendusa (Università degli Studi di Palermo) ed Emanuele Monegato (Università degli Studi di Milano) TESTI DI: A. McRobbie, L. Segal, I. Chambers, G. Balirano, M.C. Nisco, M. Quadraro, E. Di Martino, N. Vallorani, M. De Chiara, S. Guarracino, P. Caponi, M. M. Coppola, F. Di Blasio, P. Calefato, E. Gendusa, E. Monegato, A. Pasolini, E. Ogliari e C. Tempestoso
- Research Article
- 10.54103/2035-7680/30976
- Feb 28, 2026
- Altre Modernità
- Emanuele Monegato
Questo saggio intende indagare le potenzialità dell’applicazione degli Studi culturali di stampo britannico nell’insegnamento della “lingua e cultura inglese” nella scuola secondaria di secondo grado italiana. Partendo dalla tradizione teorica e pedagogica inaugurata dal Centre for Contemporary Cultural Studies di Birmingham, il contributo intende mettere in luce come l’approccio culturalista, storicamente volto a superare le gerarchie tra ‘alto’ e ‘basso’ e, dunque, a valorizzare le intersezioni tra testi canonici e produzioni culturali popolari, possa essere tradotto in pratiche didattiche e formative coerenti con le indicazioni della normativa scolastica italiana vigente. L’articolo si propone altresì di dimostrare come il testo letterario – anche dell’autore più canonico, come William Shakespeare – possa divenire punto di partenza per una lettura critica interdisciplinare capace di interrogare le dinamiche di potere, i processi di costruzione identitaria e le forme di rappresentazione culturale, favorendo lo sviluppo di competenze interpretative complesse e di pensiero critico all’interno del gruppo classe.
- Research Article
- 10.54103/2035-7680/30970
- Feb 28, 2026
- Altre Modernità
- Serena Guarracino
Il saggio affronta il tema dell’identità nella cornice metodologica degli Studi culturali, utilizzando come filo argomentativo l’identità ‘donna’ e le sue diverse declinazioni dai femminismi degli anni ’70 alle attuali politiche queer. A partire dalla sentenza della Corte Suprema britannica del 2025, che esclude le donne che hanno seguito un percorso di affermazione di genere dall’Equality Act, il contributo mette in luce l’uso escludente dell’identità nel femminismo gender-critical, mostrando il passaggio da un’identità collettiva e destabilizzante a un modello post-femminista e individualistico, che accoglie la differenza solo se compatibile con l’ordine etero-patriarcale e capitalista. In contrapposizione a questa tensione normativa, il concetto di ‘essenzialismo strategico’, così come emerge nella critica femminista di Lidia Curti, è capace di riconoscere la molteplicità senza fissarla in un’identità esclusiva. Tale cornice metodologica viene messa in dialogo con la produzione e la figura pubblica di Kae Tempest, in particolare alla raccolta poetica Hold Your Own, che riscrive il mito di Tiresia. Attraverso la riscrittura delle fonti antiche, Tempest intreccia autobiografia e mitopoiesi, esplorando corpi e relazioni alternative e proseguendo una tradizione di pensiero insieme femminista e queer. Il saggio invita a leggere il testo nella sua ambivalenza, evitando riduzioni identitarie o ritorni estetizzanti, e propone la ‘casa della differenza’ come spazio politico e affettivo in cui identità e differenza coesistono. Tempest riesce così ad incarnare un whatever queer e inassimilabile, resistente alle logiche di esclusione.
- Research Article
- 10.54103/2035-7680/30937
- Feb 28, 2026
- Altre Modernità
- Ester Gendusa + 1 more
A conversation with Lynne Segal(24th April, 2025)by Ester Gendusa (Università degli Studi di Palermo ) and Emanuele Monegato (Università degli Studi di Milano )
- Research Article
- 10.54103/2035-7680/30974
- Feb 28, 2026
- Altre Modernità
- Patrizia Calefato
Questo articolo ha per tema il rapporto tra gli studi di moda e i Cultural Studies. Analizzando l’eredità teorica e metodologica di questi ultimi, il mio scopo è quello di verificare quali concetti collochino, specificamente, la genealogia della Fashion Theory nella tradizione dei Cultural Studies: in particolare quelli di cultura, segno e corpo. Cercherò di spiegare come gli studi di moda siano stati declinati in ambito accademico, sia sul piano disciplinare che didattico a partire dalla fine degli anni Novanta. Indicherò quindi alcuni momenti cruciali a partire dai quali la Fashion Theory si è diffusa e radicata in ambito internazionale e nazionale, e approfondirò alcune tematiche comuni ai due ambiti nella prospettiva postcoloniale e decoloniale. Considererò come nell’epoca presente il lascito dei Cultural Studies nel campo degli studi sui media, e della moda come medium sui generis, è estremamente prezioso per comprendere la società digitale. Evidenzierò inoltre come il loro lascito nel campo della critica culturale si mostra quanto mai attuale per affrontare, attraverso diverse generazioni, tematiche politiche, etiche, ambientali e sociali transnazionali, anche in funzione del ruolo assunto dalla moda. Userò, in alcune parti dell’articolo, un metodo liberamente assimilabile all’autoetnografia, raccontando come, in diversi decenni di carriera accademica, la prospettiva della Fashion Theory sia stata fondamentale nel mio percorso di studiosa, sia nel rapporto con le discipline istituzionali che nelle pratiche di insegnamento svoltesi nelle Università di Bari e di Stoccolma. Infine, esporrò una proposta di attività didattica universitaria sul ruolo politico e di agency della moda e degli abiti, a partire da un racconto di Mahasweta Devi.
- Research Article
- 10.54103/2035-7680/30939
- Feb 28, 2026
- Altre Modernità
- Giuseppe Balirano + 2 more
This contribution examines the conceptualisation of language as a signifying practice by tracing the ways in which Cultural Studies have been productively mobilised within the domain of English linguistics. Focusing on the development of a distinctive Neapolitan tradition, the article reconstructs how Cultural Studies provided theoretical and methodological resources for challenging formalist and structuralist approaches to language, enabling a reconceptualisation of linguistics as a discipline deeply embedded in social, cultural, and political processes. Situating its discussion within the broader emergence of Cultural Studies in Italy from the mid-1980s onwards, the article highlights how scholars working at the Istituto Universitario Orientale of Naples drew on Stuart Hall’s theory of representation, Foucauldian discourse theory, and the postcolonial and feminist interventions of scholars such as Iain Chambers and Lidia Curti to reframe language as a site of meaning-making, power negotiation, and identity construction. In this perspective, linguistic analysis is no longer confined to describing abstract systems, but becomes an interpretive practice attentive to discourse, ideology, and historical situatedness. By foregrounding marginality, transnationalism, and cultural hybridity as epistemological resources rather than limitations, the contribution illustrates how Cultural Studies enabled a form of interdisciplinary linguistics capable of engaging with questions of representation, subjectivity, and social transformation. It argues for a 'linguistics with a twist': an approach that integrates cultural theory into linguistic inquiry and reaffirms the relevance of Cultural Studies for understanding language as a socially embedded and politically consequential practice.
- Research Article
- 10.54103/2035-7680/30946
- Feb 28, 2026
- Altre Modernità
- Nicoletta Vallorani
Il contributo prende in considerazione uno dei testi più controversi e al tempo stesso più celebrati del canone britannico con l’intenzione di mostrare come esso abbia una natura ambigua e finisca per conseguire uno scopo duplice. In Heart of Darkness, Joseph Conrad racconta una storia coloniale in una lingua, con uno stile e con una volontà espressiva del tutto coerenti col canone letterario e culturale britannico. Lo fa tuttavia con lo sguardo dell’esule, pervenendo a una rappresentazione dei nativi che non ha precedenti nella storia della letteratura inglese. Dal punto di vista critico, il testo offre spunti che contengono una profonda pertinenza con i modi e i metodi dei Cultural Studies. Utilizzando la strumentazione critica offerta da Edward Said, Stuart Hall e Homi K. Bhabha, è possibile portare ad emersione una dinamica inedita nella relazione tra colonizzatore e colonizzato. Da questo discende la presentazione del percorso didattico che viene proposto in chiusura del contributo.
- Research Article
- 10.54103/2035-7680/30978
- Feb 28, 2026
- Altre Modernità
- Anna Pasolini
Il contributo propone un approccio culturalista all’analisi di testi letterari narrativi assumendo il corpo come parola chiave e dispositivo critico. A partire dalle prospettive dei Cultural Studies, l’articolo mostra come il corpo costituisca un luogo privilegiato in cui si rendono visibili dinamiche ideologiche e politiche e conflitti culturali che, storicamente, hanno contribuito a definire, circoscrivere o escludere ciò che viene riconosciuto come ‘umano’, ‘normale’ e ‘legittimo’, incidendo in modo determinante sui processi di soggettivazione e di identificazione. La prima parte del saggio delinea una cornice teorica che concepisce il corpo come costruzione storicamente situata e superficie di inscrizione culturale, mettendo in dialogo Michel Foucault, la teoria femminista e queer (in particolare Judith Butler ed Elizabeth Grosz) e alcuni snodi centrali dei Cultural Studies. Frankenstein di Mary Shelley (1818; 1831) è assunto come caso di studio esemplare poiché consente di esaminare il nesso tra corpo e identità (individuale e sociale), le logiche dell’inclusione e dell’esclusione, nonché i processi di normalizzazione e mostrificazione del corpo ‘altro’. La seconda parte presenta un percorso didattico per una classe quarta del liceo che traduce operativamente le categorie critiche introdotte in una lettura del romanzo centrata sul corpo della Creatura come testo culturalmente leggibile e come dispositivo attraverso cui l’identità si costruisce – o viene negata. L’attività proposta mostra come un testo canonico possa essere riletto alla luce di questioni che attraversano il presente socio-culturale, rafforzando la funzione critica e formativa dell’educazione letteraria.