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  • Research Article
  • 10.54103/2531-6710/29424
Los consultoríos jurídicos: una-mirada jurídica-práctica
  • Jul 14, 2025
  • Società e diritti
  • Claudia Roxana Dorado

Los Consultorios Jurídicos de Asesoramiento al público son un modo de enseñanza aprendizaje experiencial, tanto para los estudiantes como para los Profesores-Docentes Tutores de las Facultades de Derecho. Estas formas de enseñanza aprendizaje de tipo prácticoexperiencial, surgen en la década del sesenta en las Facultades de Derecho de los Estados Unidos, luego se trasladan a otros contextos, como Latinoamérica y Europa. En las Facultades de Derecho de Argentina los Consultorios Jurídicos llegan en la década del Noventa de modo informal con características distintas, introducidos por estudiantes de posgrado formados en los Estados Unidos de Norteamérica que regresaron al país (Bonilla Maldonado, Daniel;2018). Desde aquellos inicios a la actualidad, los Consultorios Jurídicos en la Argentina han evolucionado, no exentos de cuestionamientos por parte de los Colegios de Abogados. En la Facultad de Derecho de la Universidad Nacional de Córdoba (UNC) República Argentina, no hay un Consultorio Jurídico Gratuito como modo de educación práctica-experiencial pero si existe a nivel central en la Universidad Nacional de Córdoba el Consultorio Jurídico Gratuito para la comunidad universitaria. Cabe aclarar que en la Curricula del Plan de Estudios de la Carrera de Abogacía existen asignaturas de prácticas profesionales. En este artículo se reflexiona acerca de los Consultorios Jurídicos, los aspectos positivos y negativos de los mismos, la gratuidad ó la falta de onerosidad, las funciones de mero asesoramiento o el patrocinio letrado, la interdisciplinariedad, los objetivos que se proponen, la posibilidad de acceso a la justicia de los vulnerables, la búsqueda de la justicia social, los temas abordados, las condiciones que deben tener quienes solicitan los servicios jurídicos, entre otros. Se presentan los resultados de una Encuesta exploratoria realizada en junio del 2024 entre estudiantes de Abogacía de la Facultad de Derecho de la Universidad Nacional de Córdoba (República Argentina) acerca de los consultorios jurídicos.

  • Research Article
  • 10.54103/2531-6710/29422
Il lento cammino verso il «diritto all’autocertificazione»: tra lacune tecniche e resistenze della Pubblica Amministrazione
  • Jul 14, 2025
  • Società e diritti
  • Salvatore Esposito

Il passaggio dall’uso dei certificati e degli atti di notorietà a quello delle dichiarazioni sostitutive, nei rapporti tra i privati e la pubblica Amministrazione, non sembra possa ritenersi pienamente compiuto a causa della presenza di lacune normative e questioni giuridiche irrisolte messe in luce dalla prassi amministrativa ancora resistente alla decertificazione. Anche se tale processo è iniziato nella seconda metà del secolo scorso e la normativa è stata oggetto di molteplici interventi del legislatore sino ad oggi, i risalenti problemi di effettività degli istituti di autocertificazione, nonché i dubbi sulla qualificazione della posizione giuridica del cittadino continuano in parte a persistere. In tale contesto, lo studio intende esaminare la portata e i limiti delle regole sulla semplificazione della documentazione amministrativa alla ricerca di un vero e proprio «diritto all’autocertificazione».

  • Research Article
  • 10.54103/2531-6710/29423
I minori con disabilità e gli strumenti girudici per l'effettività del diritto all'inclusione scolastica
  • Jul 14, 2025
  • Società e diritti
  • Mario Falanga

In questo contributo l’Autore analizza, la disciplina italiana sull’inclusione scolastica tra profili costituzionali e implicazioni sociali ed organizzative.

  • Research Article
  • 10.54103/2531-6710/29412
Dimensione cronopatica dell’agonia: verità vs. dolore, violenza e tortura
  • Jul 14, 2025
  • Società e diritti
  • Luigi Di Santo

Il saggio esplora la complessa relazione tra tortura, dignità umana e legge. Discute come la tortura infligga gravi sofferenze fisiche e mentali, minando l'integrità della vittima e depersonalizzandola. Il testo evidenzia le implicazioni legali, morali e politiche della tortura, sottolineando il suo ruolo come male fondamentale che distorce la legge e la verità. Il documento contrasta l'ambiente patico, dove gli individui sono riconosciuti nella loro interezza esistenziale, con l'ambiente apatico, dove operano i torturatori. Esamina l'aspetto temporale della tortura, descrivendo l'agonia prolungata vissuta dalle vittime e lo sguardo del torturatore, che immortala la loro sofferenza. La conclusione invita a riconoscere la corporeità e la dignità degli individui, promuovendo una cultura della dignità che rispetti l'interezza esistenziale degli esseri umani e preservi la memoria delle vittime.

  • Research Article
  • 10.54103/2531-6710/29417
La violenza culturale nell’attuale contesto sociale nei confronti del paziente straniero. Quali le nuove sfide in sanità in un’ottica di interculturalità?
  • Jul 14, 2025
  • Società e diritti
  • Barbara Baccarini

Il lavoro focalizza l’attenzione sul fatto che in una società multiculturale e multietnica, nella quale è sempre più evidente lavittimizzazione e la violenza culturale nei confronti dello straniero, è assolutamente necessaria, specie nel contesto sanitario, unadecisa azione di recupero della componente umanitaria e culturale. Pertanto risulta prioritaria una comunicazione empatica medicopaziente straniero al fine di conoscere il vissuto personale e il background culturale del malato. Nel pieno rispetto dello straniero come persona, è doveroso promuovere una attenta e capillare opera di educazione per formare mediatori culturali competenti, figure filtro tra il migrante e la società in cui viene inserito e in grado di decodificare esattamente la comunicazione interculturale medicopaziente straniero. Particolare attenzione poi merita nel contesto sanitario la donna straniera, che spesso vive nel nuovo paese una situazione di isolamento, disagio, vulnerabilità e che si trova in una condizione di subordinazione rispetto all’uomo.Parole chiave: vittimizzazione, violenza culturale, mediazione linguistica-culturale, comunicazione empatica medico-paziente straniero, storie di malattia

  • Research Article
  • 10.54103/2531-6710/29425
La violenza narrata. Storie di abusi e maltrattamenti maschili sulle donne
  • Jul 14, 2025
  • Società e diritti
  • Alberto Pesce

In questo contributo analizza la violenza maschile contro le donne, da una prospettiva di analisi innovativa, si cerca di comprendere gli abusi di genere attraverso le narrazioni di alcuni operatori sociali, che ogni giorno cercano modelli di contrasto e aiuto verso le donne abusate, ma anche alcuni racconti di uomini violenti, condannati in via definitiva per reati come femminicidi o violenza sessuale. Si utilizzerà un approccio qualitativo, con interviste semi strutturate, emerge nella ricerca un grande lavoro da parte degli operatori sociali, mentre nei racconti degli uomini violenti affiora tutta la negatività culturale contro il genere femminile, inoltre un risultato importante sono le neutralizzazioni che questi uomini mettono in atto per giustificare la colpa e spesso la responsabilità degli eventi violenti, viene proiettata verso la vittima, vera responsabile delle violenze.

  • Research Article
  • 10.54103/2531-6710/29419
Media narratives and the social perception of violence
  • Jul 14, 2025
  • Società e diritti
  • Matteo Bona

Il modello proposto in questo articolo affronta la necessità di definire un framework computazionale progettato per analizzare come le narrazioni mediatiche influenzino la percezione e l’esperienza della violenza. Il punto di partenza dell’analisi è un corpus derivato da The Guardian, che funge da base per estensioni più ampie volte a includere fonti mediatiche più diversificate. L’obiettivo è indagare come i perpetratori di violenze possano sentirsi incoraggiati dall’indifferenza sociale o dall’inerzia istituzionale, mentre le vittime possano sperimentare un profondo senso di isolamento e alienazione sociale. Il processo inizia con il pretrattamento dei dati testuali per costruire un corpus pulito e strutturato, consentendo l’applicazione di metodi computazionali avanzati. Attraverso tecniche di embedding testuale e riduzione dimensionale, come il t-SNE, il modello identifica schemi e relazioni latenti nei dati, rendendoli visivamente accessibili. Questo viene integrato con l’estrazione di parole chiave e la mappatura ontologica, che collaborano per evidenziare termini cruciali e organizzarli in strutture concettuali. Questi passaggi permettono di approfondire la comprensione di come le narrazioni sulla violenza vengano costruite e diffuse. L’integrazione della modellazione dei temi e dell’analisi del sentiment arricchisce ulteriormente questa comprensione, rivelando i temi predominanti e le sfumature emotive, facendo luce su come la violenza venga rappresentata nel discorso pubblico. Queste analisi vengono tradotte in rappresentazioni a rete, rivelando le complesse interconnessioni tra entità, eventi e sentimenti. Le visualizzazioni e i risultati statistici ottenuti forniscono una prospettiva interattiva attraverso cui i ricercatori possono esplorare le dinamiche della ricezione mediatica e le sue conseguenze psicologiche e sociali. Collegando le intuizioni computazionali all’esperienza umana del trauma, questo modello facilita l’identificazione di schemi che illuminano il modo in cui le narrazioni mediatiche influenzano le risposte individuali e collettive alla violenza. Il perfezionamento iterativo di questa metodologia mira a collegare l’analisi computazionale alle dimensioni socio-emotive del trauma, offrendo infine uno strumento potente per interrogare le strutture sociali che perpetuano il danno o, al contrario, promuovono la guarigione e la resilienza.

  • Research Article
  • 10.54103/2531-6710/29413
Oltre la devianza. La violenza giovanile tra normalizzazione e banalizzazione
  • Jul 14, 2025
  • Società e diritti
  • Simona Fallocco, Nicola Ferrigni

Nella società contemporanea, la violenza giovanile si inserisce in un processo di profonda ridefinizione culturale, oscillando tra normalizzazione e banalizzazione. La normalizzazione si manifesta nell’assuefazione collettiva a condotte violente, progressivamente percepite come parte integrante della quotidianità, depotenziando la loro carica trasgressiva e deresponsabilizzando gli autori. La banalizzazione, invece, emerge quando la violenza perde la sua dimensione eccezionale, diventando intrattenimento, performance o strumento di riconoscimento sociale, specialmente nei contesti digitali e mediatici. Il presente studio analizza questo duplice fenomeno, evidenziando come l’esposizione costante alla violenza ne modifichi la percezione collettiva, fino a dissolverne il senso di gravità e urgenza. In un contesto in cui la violenza non è più solo agita, ma consumata e riprodotta simbolicamente, il rischio maggiore è la sua piena assimilazione all’interno delle dinamiche sociali, senza più alcuna reazione etica o critica

  • Research Article
  • 10.54103/2531-6710/29418
La violenz delocalizzata ed esternalizzata. Una lettura post-fordista della violenza iastituzionale
  • Jul 14, 2025
  • Società e diritti
  • Vincenzo Scalia

novecento in poi. L’accumulazione flessibile, l’orientamento della produzione verso la domanda, la valorizzazione della sfera comunicativa Questo contributo si prefigge di analizzare la trasformazione della violenza istituzionale nel passaggio dal post-fordismo al fordismo. In particolare, se prima la violenza era trasparente e inclusiva, oggi è opaca ed escludente. Con violenza istituzionale, ci riferiamo in particolare alla violenza che viene commessa all’interno dei luoghi di detenzione, come carceri, hotspot, commissariati e CPR. Sotto l’aspetto della delocalizzazione diviene possibile definire la peculiarità della violenza post-fordista. L’esercizio della violenza, vive un singolare paradosso: se all’esterno gli appelli alla non violenza, i progetti imperniati sulla prevenzione dei conflitti e sulla coesistenza pacifica proliferano, e sui mezzi di comunicazione immagini e scene violente vengono rimosse, all’interno delle istituzioni questo paradigma viene rovesciato. La violenza, rimossa dalla società ufficiale, si compie nei luoghi nascosti. Quanto all’esternalizzazione, la violenza in questi luoghi (come nel caso del carcere di Guantanamo) viene compiuta da personale esterno alle forze dell’ordine, quindi non assoggettabile ai protocolli etici che regolano l’operato delle forze preposte a lavorare nelle istituzioni.

  • Research Article
  • 10.54103/2531-6710/29414
La tutela costituzionale della vittima tra la supposta adeguatezza delle disposizioni vigenti e le istanze di modifica
  • Jul 14, 2025
  • Società e diritti
  • Roberto Russo

Il termine “violenza” è concettualmente (e, per certi versi, anche etimologicamente) contiguo al concetto di violazione di un precetto normativo. Quando un’azione lesiva o potenzialmente tale viene considerata giuridicamente ammessa non viene definita (se non in maniera atecnica) “violenza legittima” ma altri sintagmi (uso legittimo della forza, legittima difesa, ecc.). La violenza non è mai legittima e “produce” vittime le quali, oltre a patire gli effetti materiali della violenza (più o meno fisiche, più o meno durature, più o meno guaribili) subiscono gli effetti collaterali connessi allo svolgimento delle dinamiche processuali. La condizione di vittima sicuramente rientra tra quegli ostacoli di ordine sociale che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana” e che la Costituzione impone alla Repubblica di rimuovere. La tutela impressa all’ordinamento dall’art. 3 (e dagli altri articoli costituzionali attinenti) è stata ritenuta per anni più che sufficiente tanto da non determinare iniziative legislative di modifica o integrazioni fino al 2005 Da quell’anno vi è stato un susseguirsi di iniziative legislative volte a dare una autonoma, declinata rilevanza costituzionale alla vittima. L’analisi dei disegni di legge, delle dinamiche parlamentari e della dimensione degli interventi modificativi proposti rileva come la crescente esigenza di tutela avvertita da parte della popolazioni abbia, a seconda dei casi, generato contrapposizioni politiche che hanno fermato sul nascere, o, al contrario, abbia dato vita a mere “iniziative manifesto” che non sono andate oltre la presentazione.