La sorte dei miracoli´. Sull’uso di Gv 14.12 nel Discorso su San Babila e contro i Greci di Giovanni Crisostomo
Giovanni Crisostomo apre il suo Discorso su san Babila e contro i Greci con un ampio prologo in cui Babila non viene mai menzionato. Questa affascinante introduzione mira a dimostrare – attraverso gli strumenti della retorica tardoantica – che i miracoli compiuti da Gesù e dai suoi discepoli erano autentici e che il loro messaggio spirituale è il solo degno di essere seguito. Tali teorie vengono, così, presentate come il vero fondamento dell’opera – mentre i racconti relativi al vescovo Babila servirebbero semplicemente a confermarne la validità. Tuttavia, sia le une, sia gli altri traggono origine da un λόγιον pronunciato da Cristo stesso durante l’Ultima Cena e riportato in Gv 14.12. Il presente articolo prende in esame il ruolo svolto da questo passo evangelico nei capitoli iniziali del Discorso. Come un’analisi retorico-letteraria del prologo mostra chiaramente, seguendo il fil rouge degli ipsissima verba di Gesù il pubblico è gradualmente guidato verso una piena comprensione delle gloriose gesta di Babila e del significato che esse assumono nella comunità nicena di Antiochia. In un’epoca in cui è ancora un giovane apologeta, Giovanni sfoggia tutta la sua abilità retorica al fine di convincere i suoi lettori che Cristo continua ad operare miracoli attraverso i suoi santi.
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